Alla ‘Foscolo’ vari momenti per riflettere sulla violenza

Anche quest’anno l’Istituto Comprensivo “Foscolo” non ha voluto rinunciare all’occasione fortemente educativa rappresentata dalla “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, istituita dall’ONU per il 25 novembre, realizzando vari momenti di riflessione e attività di sensibilizzazione rivolte gli alunni di tutte le età e di ogni ordine di scuola. Presso la scuola secondaria di 1° grado “Foscolo”, in particolare, nell’ambito del progetto “Pari Opportunità” coordinato dalla prof.ssa Lara Alesci, dopo un interessante incontro realizzato giovedì 24 novembre con le operatrici del Centro Antviolenza “EvaLuna APS” Onlus di Messina e rivolto alle famiglie e a tutti gli alunni delle classi terze per meditare sulle varie forme di violenza e sull’esistenza di centri in grado di supportare chi ne è vittima, venerdì 25 novembre si è chiusa un’intera settimana dedicata nelle classi a lettura di testi, visioni di video e spot, elaborazione di articoli sul tragico e ormai quotidiano fenomeno dei femminicidi e della violenza di genere – senza dimenticare l’attuale protesta delle donne iraniane e la negazione della cultura e dell’istruzione femminile in molte parti del mondo. Nonostante le condizioni atmosferiche non ottimali, che hanno modificato in parte il programma, un‘articolata performance dal titolo “Appese a un filo” ha impegnato tutti gli alunni ad esprimersi attraverso il linguaggio artistico e grafico scegliendo nuovi simboli oltre alle classiche scarpe rosse in ricordo delle donne che non ci sono più. Queste hanno anzi assunto un altro significato, appese numerose a fili rossi nell’androne della scuola quale metafora della precarietà che incombe sull’esistenza di molte donne. Con un innovativo accostamento ideale e simbolico, poi, una originale installazione grafico artistica – guidata dai docenti di arte Sabina Bruzzese, Felice Trimboli e Giuseppe Orlando – ha visto alcune sagome avvolte da fili rosso sangue ergersi davanti alla Bibliotec@Arcobaleno e all’ingresso del Museo Didattico “Foscolo”, dal quale un tappeto composto da tanti fogli colorati in varie tecniche dai ragazzi, alternati ad altri con le parole espressione di violenza, era previsto dovesse arrivare nella piazza antistante la scuola e fare da scenario ad un corteo di protesta e a una emblematica danza liberatoria sulle note della canzone “Baraye” di Shervin Hajipour, dedicata alla vicenda di Mahsa Amini e alle donne iraniane. La pioggia, tuttavia, ha fatto in parte cambiare location, dirottando le classi prime e seconde nella palestra auditorium dove, dopo avere depositato tanti oggetti rossi su parti di tappeto collocate nei corridoi del primo piano – a rappresentare appunto gli oggetti delle donne vittime di violenza sparsi sul loro sangue, versato da chi il più delle volte diceva di amarle e invece ha spezzato il filo che le teneva in vita – gli alunni hanno assistito alla performance e riflettuto sul grave fenomeno. Successivamente è stato possibile realizzare nella piazza l’ultima parte del programma ed in particolare il flash mob che ha dato vita e voce a chi non può parlare, ridere, cantare… danzare, forte voce di protesta contro la violenza e la discriminazione di genere in tutte le forme e in tutti i luoghi del pianeta. L’articolata manifestazione, che ha impegnato oltre ai ragazzi anche i docenti di tutte le discipline, ha avuto quindi l’obiettivo di andare oltre il grave problema del femminicidio e di puntare lo sguardo sulla parità di genere e sulla necessità di abbattere gli stereotipi, abbattendo le barriere mentali per costruire un mondo in cui le donne abbiano pari dignità, ed educando altresì le nuove generazioni a sopprimere qualsiasi forma di violenza sia fisica che culturale nei confronti del genere femminile. Per ricordare chi non può più parlare e incoraggiare chi può ancora salvarsi denunciando, si è scelto pertanto quest’anno l’hastag #appeseaunfilo, affinché il messaggio giunga rafforzato nella sua essenzialità e dia coraggio a chi ancora è avvolta dalle spire della violenza e non riesce a tagliare quel filo che la imprigiona. Rompere gli stereotipi, che portano il genere maschile ad esercitare controllo o violenza sul genere femminile, diventa pertanto obiettivo fondamentale del percorso educativo, che la scuola si propone accanto al momento informativo sulle caratteristiche del problema, con la speranza che l’educazione e la conoscenza riescano a eliminare in modo radicale ogni forma di sopraffazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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